Su Spinelli difendiamo la libertà di tutti

Intervista Il Messaggero 23.03.25

Nicola Zingaretti è insieme alla delegazione del suo e di altri partiti a Ventotene, per rilanciare il messaggio contenuto nel Manifesto del 1941. «Abbiamo posto una corona con il tricolore sulla tomba di Altiero Spinelli – spiega l’ex segretario del Pd, ora capogruppo all’Europarlamento – perché i valori di libertà, pace e unità dell’Europa dovrebbero essere comuni e condivisi da tutte e da tutti gli italiani». 


Però l’Europa sembra smarrita di fronte al ciclone Trump. Invece di compattarsi come una super potenza si sta moltiplicando in tante Europe. Non la preoccupa questo?
«Certo che mi preoccupa. Ma non è un’Europa indistinta a dividersi. Sono i governi di destra che non la vogliono unita, e frenano. E purtroppo ciò che manca, in questo momento, è proprio l’Italia: cioè il Paese di Spinelli e di De Gasperi che l’Europa l’ha costruita. Ora, sembriamo po’ i rappresentanti di Trump più che i costruttori dell’unità del nostro continente e stiamo pagando un prezzo molto alto».


Il piano di riarmo promosso da von der Leyen già vede le prime grandi difficoltà. Qual è la ricetta giusta e utilizzabile subito?
«La sicurezza si difende con un ruolo politico dell’Europa: con la politica estera, il commercio, le relazioni internazionali e anche la difesa comune. Il Pd spinge per questa idea. Oggi i Paesi europei spendono per gli armamenti come la Cina e più della Russia, ma siamo divisi in 27 diverse forze militari. E non avendo una politica estera comune, non contiamo niente. Perciò bisogna integrare anche gli aspetti militari. Finora non è mai accaduto ma questo sarebbe il vero salto in avanti».


Sulla difesa comune, l’unanimità si può saltare come si fece sull’euro. Perché l’Europa non si attiva subito?
«L’Europa a 27 ha immense potenzialità ma avendo tenuto il diritto di veto tutto è più difficile. Io credo che occorra, anche con gli attuali trattati in vigore, puntare su cooperazioni rafforzate tra alcuni Paesi». 


Un’Europa a due velocità? 
«Sì, perché per uscire dall’immobilismo sono convinto che Paesi pionieri possano fare la differenza e agire da traino». 


In politica estera maggioranza e opposizione dovrebbero agire insieme. Perché Schlein e Meloni, invece di litigare sul manifesto di Ventotene, non trovano una linea comune? 

«In verità Schlein non litiga, anzi sta offrendo una linea politica che dovrebbe essere di tutta l’Italia: costruire finalmente la difesa comune europea». 


Schlein ha detto che Trump non potrà mai essere un vostro alleato. Non è un’affermazione troppo azzardata?
«No, perché parliamo di un’amministrazione americana che sta sbagliando, non degli Stati Uniti d’America. Con i dazi, Trump sta colpendo duramente l’Italia che produce. A freddo e senza motivo. In questo non potrà essere mai un alleato. Mi domando perché chi governa l’Italia, invece di difendere gli italiani, difende gli oligarchi americani e i loro affari. Noi dobbiamo tutelare la competitività, la forza e la creatività delle nostre imprese e dell’Italia che lavora. Io credo che ai dazi di Trump dobbiamo rispondere tutti insieme come italiani e come europei o saremo travolti. Nessuno si augura fratture ma l’aggressione c’è ed è contro la nostra autonomia nazionale e continentale». 


Lei ha appena usato parole forti contro il ministro Tajani che ha detto che bisogna comprare americano per evitare i dazi. Ma un europeista come lui, il Pd non dovrebbe abbracciarlo? 

«Chi mi conosce sa bene che non amo le polemiche e gli attacchi personali. Ma rinnovo il fermo appello a chi governa l’Italia a difendere gli italiani e il nostro Paese. Non bisogna essere subalterni a interessi di un gruppo di potere politico-economico che sta dettando l’agenda di questa amministrazione americana». 


Il Pd è diviso o no sul riarmo? 

«La posizione assunta alla Camera all’unanimità è forte e concreta. Il Pd con Elly Schlein sta facendo la sua parte, per ricostruire una speranza in Italia di un cambiamento credibile. Mi auguro che tutte le forze di opposizione, anche alla luce di quanto sta avvenendo, riscoprano uno spirito unitario. Anche perché il governo sulla politica estera ha tre posizioni differenti, quella della premier e quelle dei due vicepremier: una a favore e una contro l’Europa. Io vedo che tante persone hanno paura perché non vedono il futuro. Il nazionalismo ha portato sole guerre. L’Europa che si unisce può portare speranza. Lavoriamoci insieme». 


Lei è stato per 10 anni presidente del Lazio. Tra poco ci sono le Regionali in Campania, Veneto, Marche, Toscana, Puglia. Previsioni? 
«Sono molto ottimista perché vedo un Pd con Elly Schlein pilastro dell’alternativa e, per le cose che abbiamo detto, vedo anche una immensa necessità dell’alternativa e l’unità ci porterà a grandi vittorie».